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Arte Sicilia Contemporanea

18.00

Arte Sicilia Contemporanea. Francesco Messina. Suggestioni ed echi dall’antica Naxos

Il testo trae origine dalla mostra “Arte Sicilia Contemporanea, Francesco Messina. Suggestioni ed echi dall’antica Naxos”, svoltasi a Palazzo Ciampoli di Taormina, da aprile a giugno 2019. Il volume è a cura di Vera Greco (direttore del Parco archeologico di Naxos Taormina), Maria Fratelli (direttore dello Studio Museo Francesco Messina di Milano) e Diego Cavallaro (curatore del Parco archeologico di Naxos Taormina).
Il libro, come la mostra antologica, propone una lettura delle opere dello scultore Francesco Messina affiancate da reperti archeologici del museo di Naxos. È composto dai saggi di Vera Greco, Maria Fratelli, Maria Grazia Vanaria, Diego Cavallaro e di una sezione, a cura di Davide Amata, con le schede delle cinquantotto sculture esposte in mostra a Palazzo Ciampoli.
Si tratta della terza tappa di un progetto artistico, nato dalla collaborazione fra i Parchi archeologici di Naxos Taormina ed Agrigento e lo “Studio Museo Francesco Messina” di Milano, dove nel 2018 ha preso il via la narrazione comparata dello scultore siciliano, uno dei massimi protagonisti del Novecento, alla continua ricerca di un’armonia formale classica.

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Le raccolte del canonico Giuseppe Alessi

38.00

Le raccolte del canonico Giuseppe Alessi e il collezionismo in Sicilia tra XVII e XIX secolo

Questo contributo di Barbara Mancuso alla storia del collezionismo siciliano tra XVIII e XIX secolo è il frutto della lunga rielaborazione di uno studio avviato in occasione della sua tesi di specializzazione, discussa presso l`Università “La Sapienza” di Roma nel 2002, e di uno dei capitoli della tesi di dottorato di ricerca, discussa presso l`Ateneo di Palermo nel 2005.

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Pitture in collezione

29.90

Pitture in collezione. Venti opere del museo civico di castello Ursino

Venti contributi su singole opere del museo civico di castello Ursino, scritti da docenti e giovani studiosi del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania, sono qui raccolti per avviare uno studio approfondito e specifico sul ricco patrimonio del museo catanese. Pitture che restavano in larga parte fino ad ora «inedite o malnote» (Maganuco 1933) insieme a dipinti già oggetto di studi scientifici compongono uno spaccato variegato – da un mosaico medievale a un bozzetto di Domenico Morelli – delle ricche raccolte di castello Ursino e lasciano emergere la fortuna della pittura nelle collezioni storiche confluite al museo: dal settecentesco museo dei padri benedettini del monastero di San Nicolò l’Arena, alla pinacoteca di Giovan Battista Finocchiaro, alla donazione dei baroni Zappalà Asmundo.

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Scrivere di marmi

18.00

Scrivere di marmi. La scultura del Rinascimento nelle fonti siciliane 

Le fonti siciliane per la storia dell’arte – in un panorama non entusiasmante per quantità e qualità – hanno concesso qualche spazio alla scultura del Rinascimento con notizie storiche, descrizioni di opere, biografie di artisti, memorie, che consentono di misurare la fortuna o sfortuna delle opere e degli scultori in marmo attivi in Sicilia tra Quattro e Cinquecento.
Il percorso attraverso diverse tipologie di fonti, dalla metà del XVI secolo ai primi decenni del XIX, lascia emergere i vari atteggiamenti e approcci degli autori delle diverse epoche nei confronti della scultura. A scrivere di marmi si ritrovano letterati come Antonio Veneziano; storici, da Fazello, Baronio e Buonfiglio ad Auria e Caio Domenico Gallo; religiosi come Samperi, Mongitore e padre Fedele da San Biagio; aristocratici appassionati d’arte come il marchese di Villabianca; conoscitori come Susinno e Agostino Gallo; ma anche architetti come Amato e Hittorff e viaggiatori come Denon: divisi tra quanti solo marginalmente si interessano di scultura, quanti propongono letture simbolico letterarie e quanti invece guardano agli aspetti peculiari del fare arte e della tecnica, proponendo osservazioni stilistiche e formali, e persino applicando talvolta un vero e proprio metodo da conoscitore. Con questi ultimi, soprattutto, il nesso tra storiografia e collezionismo si fa più stretto e scrivere di marmi si lega alla pratica del collezionare.

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