Non toccate mia sorella!

La donna raccontata (Daniele De Joannon su “Centonove”, 24 giugno 2005)

Una mostra, due artisti, un ritorno all’arte contemporanea nel segno proprio della contemporaneità. Un’arte che non vuole essere rappresentazione passiva, ma elemento qualificante di dialogo con la società. Tutto questo è “Non toccate mia sorella!”, l’esposizione aperta il 19 giugno al Monte di Pietà di Messina, che inaugura una serie di incontri sull’universo femminile e le sue problematiche. “Non toccate mia sorella!” caratterizza la strada intrapresa da “Magika” di Katia Giannetto e Alessandro Mancuso, che al Monte di Pietà di Messina hanno chiamato Piero Serboli e Pietro Mantilla per raccontare la donna. Due artisti totalmente diversi tra loro e proprio per questo ingredienti vincenti di una “collettiva a due” che in tantissimi casi, ma non questo, si risolve in un semplice confronto.
«Non ringrazio la “Magika” per avermi invitato, ma per aver avuto il coraggio di organizzare un evento che ha suscitato l’interesse della città» ha esordito Teresa Pugliatti, ordinario di Storia dell’Arte all’Università di Palermo e “pioniera” dell’arte contemporanea in riva allo Stretto, per introdurre la mostra. «Avrei la funzione di illustrarvi queste due mostre, ma devo dire che i dipinti parlano da soli. Piero Serboli – ha spiegato la docente – dieci anni fa aveva realizzato un’opera che sembra anticipare i quadri di oggi e che già in nuce conteneva il tema della violenza sulla donna. Si tratta di una figura di Marylin dotata di un manico che permetteva di muoverla in tutte le direzioni. Oggi, lo stesso gioco ironico si ripropone nella ripetitività variata dei temi in mostra.
Mantilla – ha continuato Teresa Pugliatti – artista completamente diverso, è dotato di una purezza classica. Il suo interesse per la figura della donna si trasforma in un vero e proprio coinvolgimento. Le sue figure, quasi sempre tristi, desolate o anche impaurite, sono frutto di una pittura di carattere obiettivo, che opera deformazioni che non sono fisiche, ma traduzioni ma traduzioni di sentimenti e turbamenti».
“Alma Venus” di Piero Serboli è un gioco intellettuale tra materia e associazione di immagini, il cui risultato agisce su due livelli: uno immediato, della genialità dell’associazione; l’altro, intellettuale, della forza del messaggio. Serboli passa così dall’infibulazione alla maternità, dalla prostituzione alle diverse sfaccettature del’essere donna, attraverso le sue “Veneri” a tecnica mista.
“Involgimento” di Pietro Mantilla, «che è l’esatto contrario dello svolgimento dei temi che si chiede a scuola», spiega Katia Giannetto, offre la donna vista dall’artista con una penetrazione tale da diventarne tutt’uno. Mantilla “involge” la protagonista della mostra attraverso tutte le sue capacità espressive, passando con disinvoltura dal disegno alla concettualità, da immagini di taglio quasi metafisico ad altre che richiamano i suoi esordi in “stile Novecento”. E, senza nulla togliere a Serboli, con “Non toccate mia sorella!” Pietro Mantilla conquista la palma di artista eclettico e tecnicamente sorprendente, la cui genialità si sublima nell’essere essenzialmente, da anni, frutto di se stesso, della propria intelligenza e della propria anima. L’iniziativa continua il 25, alle 19, con una conversazione su “Arte e impegno sociale” con Antonella Cocchiara, Andrea Maione, Carmen Currò e Antonio Presti. Il 26, invece, “Infibulazione nell’arte e nella medicina” con Katia Giannetto e Giuseppe Idotta. Martedì 28 giugno, infine, Dario Tomasello: “La donna nell’Islam”.

La donna? É Magika (Giusy Sciliberto, su “Centonove”, 8 luglio 2005)

La donna, un universo perfetto. Da esplorare, esaltare, celebrare. Rappresentazione visiva di bellezza assoluta. La donna procreatrice. La donna prostituta. La donna infibulata. Emblema di peccato e purezza. Non toccate mia sorella! l’ha raccontata, l’ha dipinta e l’ha disegnata. La manifestazione, organizzata al Monte di Pietà di Messina da due nomi importanti per i salotti culturali della Sicilia, Alessandro Mancuso e Katia Giannetto di Magika è stata la realizzazione di un programma ambizioso per denunciare le mortificazioni subite dalla donna nella società contemporanea. Un viaggio attraverso l’arte di Mantilla e Piero Serboli in nome di una missione sociale per la raccolta di fondi destinati alla campagna di sensibilizzazione “Mai più violenza sulle donne”, promossa da Amnesty International, in collaborazione con Breil e Fondazione Pangea Onlus. Il progetto “Don’t touch my sister!” ha come obiettivo l’apertura di tre centri a Kabul per restituire la speranza alle donne afgane.
“Questo non è un sogno – racconta Katia Giannetto – i sogni si avverano, ed io, sinceramente non credevo che l’evento ricevesse una risposta così positiva da una città che troppo spesso riesce a vedere solo due colori, il giallo e il rosso… Mi sembrava più un’utopia, un’utopia che si è trasformata in realtà, coinvolgendo per tutta la settimana un pubblico che ha partecipato attivamente agli appuntamenti previsti dal calendario, trasformando gli incontri in vere e proprie conversazioni con i relatori”.
L’esigenza sociale di evidenziare condizioni gravi in cui la donna si trova e una serie di opere di Piero Serboli, presentati lo scorso dicembre dal Florence dance cultural center di Firenze, hanno portato la società Magika a sensibilizzare la città di Messina sul tema dell’infibulazione. La pratica delle mutilazioni sessuali, infatti, è oggi diffusa in più di 40 paesi del mondo, Gibuti, Sudan, Somalia e Mali ne vantano il primato.
Ogni anno l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) denuncia circa due milioni di casi di bambine, tra i 4 e i 12 anni, che subiscono questa violazione fisica, sessuale e psicologica, alle quali si aggiungono 130 milioni di donne che vivono con il marchio di questa ferita. Per molte di loro non essere infibulate significa essere emarginate e insultate da una società che le etichetta come diverse.
L’Italia, dove l’infibulazione è un reato punito da 6 a 12 anni, è il primo paese in Europa per il più alto numero di donne che subiscono il terribile rito della mutilazione genitale, e numerose organizzazioni da tempo si spendono per combattere ogni forma di menomazione della donna, seguendo il comune slogan dello “Stop Fgm – fermiamo le mutilazioni genitali”. L’Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo) lo fa da oltre vent’anni agendo e interagendo con le associazioni di tutto il mondo in difesa dei diritti della donna, collaborando con le agenzie e i fondi di sviluppo dell’ONU (Unfpa, Ifad, Fao, Undp, Ilo, Unifem, Instraw) per la realizzazione di progetti pilota, attraverso una politica di tolleranza zero anche nei confronti dell’infibulazione “soft” – che permette di conservare il rito pagano senza che il corpo ne subisca conseguenze gravi. La visione distorta che si ha della donna musulmana nella cultura occidentale ha creato un finto legame tra infibulazione e Islam. In realtà tra le pagine del Corano non esiste alcuna prescrizione relativa alle mutilazioni genitali sulla donna, ma la sovrapposizione dell’Islam a certe tradizioni tribali ha fatto sì che il rituale s’identificasse con una pratica religiosa musulmana. Infatti l’Islam non solo si oppone categoricamente a tutte le pratiche che vanno contro la natura dell’essere umano e che lo danneggiano, ma esalta al massimo il rapporto sessuale che deve essere piacevole per entrambi i coniugi. Sono i movimenti politici integralisti che alimentano queste false ideologie.

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